Cosa sono le memorie

Tutto ciò che viviamo nel momento presente è frutto di memorie, situazioni, emozioni che non sono pacificate. Le memorie, passando attraverso il nostro corpo fisico sono in grado  di materializzare situazioni, come se ci fosse una determinata necessità proprio in un determinato momento di rivivere conflitti che possono provenire a dagli Avi, dal Karma o dalle convinzioni sociali e culturali.

La vera potenza sta nella facoltà di trasmutare le memorie di sofferenza, prima che si manifestino, in vibrazioni d’amore, in modo da non essere più vittime degli eventi ma co-creatori della nostra realtà.

Questo ci porta sempre più a prendere coscienza che siamo noi i realizzatori della nostra vita, della nostra casa, delle nostre relazioni e del nostro lavoro, del nostro benessere.

ImmaginAzione: I due mondi

Ogni giorno siamo a metà tra un mondo che chiamiamo “realtà”, fatto di doveri, leggi, oggetti, persone, eventi, cose; ed un altro, denso di desideri, aspirazioni, idee, sogni, che prende nomi diversi a seconda del rapporto che, con quei contenuti, abbiamo di momento in momento.
Questo secondo mondo, Platone lo chiamava “il mondo delle idee”.

È un po’ come dire che esiste un mondo “vero” ed uno “falso”, uno fatto di “cose concrete” e l’altro di “fantasmi”. Ma è anche vero dire che c’è un mondo fatto di “vincoli” ed un fatto di “pura potenzialità”.

Sono sempre gli stessi due mondi: quello delle cose e quello delle idee, quello dove svolgi le tue Azioni e quello da cui queste azioni prendono “spunto” (e spinta), perché animate da una volontà, espressa da un’Immagine.

Siamo in accordo che, prima di un’azione, in un modo più o meno consapevole, c’è un’idea?
 “Idea”, dal greco idein (e più arcaico videin), esprime lo stesso significato del nostro verbo “vedere” e le idee, soprattutto quelle platoniche, sono qualcosa che “si vede”.
Il mondo delle idee è il mondo delle immagini.

Riassumendo possiamo dire che ci sono due mondi, quello delle cose e quello delle idee, e che questi due mondi sono in continua interazione, ma spesso in modo inconsapevole, in modo che le idee ci spingono alle azioni nel mondo delle cose.
Idee che sono come immagini-guida.

La vera natura delle azioni

Nelle sue opere,  il maestro Gurdjieff ha dato ad intendere che ci sono più mondi e quello che noi chiamiamo “delle cose” egli lo chiama “mondo funzionale”, ovvero il mondo ove si svolgono le funzioni.
Il concetto delle funzioni ci aiuta bene a comprendere che cosa sono quelle che noi, spesso, chiamiamo “azioni”.

Agire non sempre significa essere consapevoli di ciò che si sta facendo.
E questo è vero a diversi livelli: un conto è il movimento inattesa del muscolo o del nervo (sistema nervoso simpatico), o riflesso, sul quale difficilmente abbiamo controllo, un conto sono azioni più complesse, sulle quali non solo vantiamo l’idea di controllo, ma anche di “originalità”.
Sì, insomma, secondo Gurdjieff non è vero che le azioni “partono da noi”, da una “nostra” volontà.

È vero che vengono da una volontà, ma questa non è nostra, perché spesso non c’è un “io” dietro a queste azioni, bensì un riflesso, che rende quell’atto una re-azione a stimoli esterni, non un’azione in base a stimoli interni.

“L’uomo non può fare”, direbbe Gurdjieff. Ma può arrivare a fare. In che modo?
La strada indicata dal maestro armeno passa per la marifat, la saggezza pratica, che Gurdjieff stimolava attraverso
“i movimenti” (detti anche “danze”), con i quali porta la tua attenzione a valicare i suoi stessi confini, ristrettissimi: l’attenzione è colei che cade nella trappola degli stimoli esterni, incapace di posarsi volutamente su una stessa cosa per lungo tempo.

E questo è un modo interessante di intendere il sacrum-facere, ovvero il “sacrificio” necessario per operare la magia, la fusione dei mondi.

Il Sacro ed il Rito

Il sacrificio, o sacrum-facere, è l’operazione del “rendere sacro”.
Usare un’energia a disposizione (calore, elettrica, ecc…) concentrandola (“organizzandola”) in un punto in modo da avere una maggiore concentrazione di essa e poter puntare ad un tipo di energia più grande o di livello diverso.
Come quando usiamo un fuoco per scaldare l’acqua per ottenere vapore e far muovere il treno.

Ed il rito ha molto a che fare con il “sacrum-facere”.
Rituale è quella azione che tende “sacrificare” un’energia trasformandola nella direzione di un livello maggiore o, comunque, di natura differente. Di norma – chimicamente ed alchemicamente – si fa qui riferimento al processo di “sublimazione”, ovvero il passaggio/trasformazione dalla natura solida a quella gassosa, eterea.

L’azione rituale ha più o meno questo scopo: trasformare l’azione stessa, di natura “solida”, concreta, funzionale, in un’azione che abbia significato ed effetti di natura “eterea”, spirituale, ideale e quindi immaginale.

In breve: il rito è una funzione immaginale del sacro che avvicina i mondi. E’ un’Azione e quindi agisce nel mondo funzionale delle cose ed ha un valore Simbolico, per cui agisce anche nel mondo delle Idee.