Respiro consapevole

Per essere felici impariamo a respirare.

Quando: il secondo e il terzo mercoledì di ogni mese inserito nel corso di meditazione e di danza

Quando siamo in una situazione stagnante, quando non riusciamo a cambiare qualcosa che ci sta a cuore, spesso cerchiamo di convincerci con ragionamenti mentali.

Dovremmo fare questo o quello. Oppure proviamo a fare cose diverse, spesso senza risultato. La radice della nostra stagnazione non sta nella mente ma nel corpo. Se la nostra modalità di percepire il mondo e noi stessi rimane invariata è abbastanza intuitivo che continueremo a dare le stesse risposte. E nessun ragionamento ci farà cambiare idea. Così come qualsiasi esperienza che non incida sul nostro modo di percepire le cose non ci farà cambiare idea.

Allora quello che ci è necessario è cercare come, nel corpo, alimentiamo la nostra stagnazione. A volte sono gli schemi di contrazione cronica che funzionano come freni sempre tirati. Altre volte però questa stagnazione è più sottile: è regolata dal nostro respiro e dalle sue pause.

Se teniamo controllata l’ampiezza del respiro, se lo lasciamo scorrere sempre dentro binari consueti, non avremo l’energia per il cambiamento. Avremo solo l’energia per andare avanti nei modi conosciuti con i quali abbiamo attraversato la nostra vita. E non bastano le attività aerobiche, come la corsa, il tennis, la bicicletta per ampliare il nostro respiro. Le attività aerobiche allargano la capacità respiratoria ma – per cambiare – abbiamo bisogno di allungare il respiro. Allungare il respiro è l’equivalente del sentire: più il nostro respiro è lungo e più sentiamo. E non ci sono inganni: non possiamo forzare la lunghezza del respiro con la volontà.

La lunghezza del respiro aumenta solo con la resa.

È quando ci arrendiamo che ci risolviamo ad iniziare qualcosa di nuovo.